Italia Nostra, Sezione Medio e
Basso Vicentino, presentato dal Presidente dell’Associazione Antonio Verlato in
occasione del convegno “Cave e Miniere nei Monti Berici: fine di un paesaggio”,
organizzato dalla stessa a Nanto (VI) il 10 dicembre del 2000, incontro che ha
potuto contare sulla partecipazione di grandi esperti in materia.
…
La tutela del territorio dei Colli Euganei e dei Monti Berici è sempre stata uno
degli obiettivi principali della politica dell’Associazione Italia Nostra.
Tutti ricordiamo le “storiche” battaglie, ancora negli ormai lontani anni ‘70,
allorquando l’Associazione si era impegnata con notevoli sforzi a sollecitare,
su tale tema, enti politici e culturali e, soprattutto, le popolazioni locali.
La legge di tutela degli Euganei è stata il risultato più tangibile di quel
civile impegno.
Purtroppo, però, cave e miniere si sono riversate sui vicini Berici, in
particolare nella loro parte a sud, al confine con la provincia di Padova.
Questa Sezione, istituitasi nel 1997, si è posta, fra gli obiettivi principali,
la prosecuzione di tale impegno.
Allarmati e preoccupati per tutti i deprecabili attacchi che si stanno
consumando nel territorio della nostra Regione, Provincia e, in particolare, del
Basso Vicentino, intendiamo porre all’attenzione dell’opinione pubblica, delle
forze politiche ed economiche, la grave situazione provocata dalla selvaggia
attività estrattiva permessa nei Monti Berici. Ormai non esiste comune che non
sia gravato dalla presenza di grandi cave, spesso localizzate disordinatamente
un po’ in tutta l’area collinare: allo sguardo del passante, del turista o del
cittadino che ha a cuore la tutela del territorio non può sfuggire il
proliferare indiscriminato di veri e propri squarci provocati dai cavatori.
Degrado arrecato, in molti casi, da vecchie ferite che, nonostante le continue
promesse, non sono mai state rimarginate. Anzi continuano ad essere il pretesto
per altre richieste di ampliamento, soprattutto come precedente legale per
giustificare ulteriori interventi di escavazione che recentemente si sono
vertiginosamente moltiplicati!
Alcuni esempi:
- ad Alonte ed Orgiano con le cave della Cementeria di Monselice, che da sole
forniscono 1’ 80% di calcare per l’intera regione,
- ad Albettone con la cava di Monte Labbia della S.E.V. (oltre 5 milioni di mc)
aperta in zona vincolata con la ex legge 1497,
- a San Germano dei Berici con la cava di Campolongo della Thiene Costruzioni
(700 mila mc, recentemente aumentati con un altro milione di mc.) pure in zona
vincolata nelle immediate prossimità dell’omonimo antico nucleo medioevale ed in
area ad elevato carsismo con un complesso sistema idrogeologico,
- a Sossano con la cava Priare della Villaga Calce, unica produttrice di calce
nel Veneto.
A questo lungo elenco, ancorché incompleto, si aggiungono
- la miniera di Meledo di Sarego (pure in area vincolata) nelle immediate
vicinanze della celebre Villa del Muttoni, detta “La Favorita”,
- altre cave (una decina) per pietra da taglio, in galleria, nei comuni di
Zovencedo, Grancona, Nanto, Arcugnano, ecc..
Senza parlare della incombente minaccia di richieste - “mineraria” delle Riveselle di Toara e della Rossa in comune di Villaga (ben 4
milioni di mc), la prima fortunatamente sospesa per il recente vincolo apposto
dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali,
- di Monte Lovertino in comune di Albettone,
- delle due cave di Monticello di Barbarano (in istruttoria) di 2,3 miloni di mc.
e di 582 mila me.,
- della nuova cava di Albettone delle ditta S.I.G. di 2,5 miloni di mc., sempre
in area vincolata, purtroppo appena approvata dalla Commissione Tecnica
Provinciale di Vicenza,
- e di altre che tralasciamo.
Senza contare le “migliorie fondiarie” di Lonigo e di Alonte, vere e proprie
cave a cielo aperto, con abusivi frantoi “in vista”, in spregio a qualsiasi
programmazione!
Nel contempo la Regione, con sforzo lodevole, ha impiegato uomini e quattrini
per realizzare il Piano d’Area per la salvaguardia dei Monti Berici!
Milioni e milioni di metri cubi, senza alcun serio controllo, circolano
pesantemente, pericolosamente e disordinatamente per le nostre già carenti
strade (oltre 150 camion al giorno per la sola cava di Monte Labbia), a causa,
soprattutto, della scandalosa assenza legislativa regionale e statale in materia
di cave e miniere.
Inoltre, la concentrazione di grandi cementifici nel Basso Padovano e
l’istituzione del Parco dei Colli Euganei, dove le cave sono pressoché assenti o
seriamente controllate, sono state la concausa dello spostamento dell’attività
estrattiva sui Monti Berici.
Il materiale estratto, non avendo alla base una regolamentazione fiscale seria,
viene messo nel mercato senza che si riesca a stabilire da quale cava provenga e
dove sia diretto, nonostante l’attuale misera legislazione, operante in regime
transitorio dal 1982, preveda contingentamenti e destinazioni ben precise.
E’ inutile creare leggi senza i necessari presupposti per appropriati e seri
controlli!
L’attuale legislazione non pone praticamente limiti alle richieste e conseguenti
concessioni di cava e, quando si verificano situazioni sospette o qualcuno
denuncia operazioni poco chiare, sembra manchi la volontà politica e giudiziaria
di perseguire e colpire chi non rispetta le poche regole esistenti.
Sappiamo esserci denunce e richieste di controllo depositate da tempo presso gli
organi competenti che, scandalosamente, ormai da mesi e anni attendono invano
indagini e risposte, permettendo nel frattempo danni irreparabili al nostro
territorio.
L’assenza di interventi delle forze politiche e della giustizia, dà fiato alle
speculazioni del settore. Negli ultimi mesi infatti si è avuta una notevole
impennata nella richiesta di apertura di nuove cave e miniere in tutti i comuni
dell’area Berica, dove vi è la presenza di territorio collinare. E se pensiamo
che molti dei più grandi cementifici, ubicati a pochi chilometri, e numerose
ditte escavatrici sono proprietari di vaste zone sui nostri colli, possiamo ben
intuire quale sarà il destino dell’area più a sud dei Berici.
Più precisamente facciamo riferimento ai cementifici di Monselice ed Este. I
quali, tra l’altro, accentuano la propria produzione non per le esigenze delle
nostre aree o di quelle limitrofe, ma prevalentemente per quelle nazionali ed
estere. La materia prima, per poter mantenere il prodotto finale competitivo,
non deve essere gravata da elevati costi di trasporto: è logico quindi che debba
essere reperita nelle zone limitrofe.
I Berici sono diventati così, automaticamente, territorio di conquista!
E’ sotto gli occhi di tutti l’irreparabile danno ambientale perpetrato nei Colli
Euganei e non solo da parte dei cementifici: si pensi all’autostrada Al3 che da
Padova porta a Bologna, costruita prevalentemente con la preziosa trachite degli
Euganei.
Accortisi del pericolo e facendo tesoro dei precedenti errori, la classe
politica padovana, i responsabili culturali, tra i quali, come già detto, anche
Italia Nostra, e l’opinione pubblica sono riusciti a vincere le resistenze dei
cementieri e cavatori, istituendo il “Parco” e vietando così l’attività
estrattiva. Altrettanta sensibilità e attenzione non hanno avuto e continuano a
non avere, le forze politiche, culturali e amministrative vicentine, attratte
probabilmente da altri interessi.
Nella nostra zona vi sono comuni di piccole dimensioni, e conseguentemente di
ridotte risorse economiche: risulta facile aspettarsi, vista la generale assenza
di sensibilità ambientale, che possano far comodo quei pochi introiti che
l’attività estrattiva prevede in qualità di indennizzo. La dimostrazione è
lapalissiana: le maggiori attività di cava sono concentrate nei piccoli comuni.
L’esempio è Alonte, un paese tra i più interessati da cave e quindi tra i più
degradati da simili attentati ambientali.
E anche dove vi sia un minimo di attenzione da parte delle Amministrazioni
locali, non vi sono i mezzi legislativi per contrastare una tale imponente
avanzata, soprattutto se sostenuta da gruppi di potere politico collegati sempre
più spesso a forze economiche che li sostengono.
La prosecuzione dell’autostrada A 31 Valdastico Sud richiederà ben 8 milioni di
mc. di inerti, pari a “tre” Monticello di Barbarano; la realizzazione della
linea ferroviaria T.A.V. assorbirà, come previsto nel piano di fattibilità,
oltre 3 milioni di mc., da reperire nelle cave di Monte Labbia e di Campolongo.
Ciò, sia ben chiaro a tutti, significa la sparizione completa di una parte dei
Berici, vincolata con legge dello Stato!
Risulta evidente che ne consegue un quadro allarmante che urge di immediati
interventi di tutela e seria regolamentazione.
Tuttavia sembra che le forze politiche, su queste tematiche, pur predisponendo
“bozze di strumenti legislativi”, manchino della volontà di affrontare
seriamente il problema!
Bisogna uscire da questa spirale suicida. Non si può più aspettare: ecco le
motivazioni di questo Convegno!
La Regione in particolare è inadempiente e in ritardo sia nell’emanazione di
regolamenti e piani previsti dalle leggi nazionali, sia con quanto più volte
richiesto anche dalla Comunità Europea in tema di controllo della valutazione
dell’impatto ambientale.
Italia Nostra vuole portare il proprio contributo con semplici e attuabili
proposte:
1 - La legislazione deve partire da una seria analisi dei consumi, comparata
soprattutto con le esigenze locali, contabilizzando anche i materiali
provenienti da fonti diverse da quelle di cava (opere di regimazione idraulica,
inerti da demolizione, ecc.), facendo riferimento al materiale effettivamente
estratto e non solo a quello utile, come avviene attualmente.
2 - I consumi devono essere programmati. Per far ciò l’unica via è
responsabilizzare tutte le forze economiche ed amministrative all’interno del
proprio territorio, tramite l’istituzione di bacini ben definiti di autogestione
delle risorse estrattive (sull’esempio della normativa fatta per i rifiuti
solidi urbani).
3 - Le richieste di materiale estrattivo (cementifici, particolari attività
industriali, grandi lavori infrastrutturali, ecc.), comunque limitate
all’indispensabile, devono essere attuate a livello regionale e nazionale, con
una nuova ridistribuzione sul territorio, tale da evitare massicce
concentrazioni di cave e miniere in una sola zona.
In ogni caso, ribadiamo che nelle aree di valenza paesaggistica,
storico-artistica, naturalistica, di vincolo idrogeologico e in quelle di
particolare fragilità territoriale, si deve escludere a priori qualsiasi
attività estrattiva.
La soluzione ventilata recentemente di spostare sui Berici anche le cave di
pianura dell’Alto Vicentino è, a nostro parere, illogica e fuorviante.
Italia Nostra fermamente convinta che sia necessario valutare seriamente le
reali vocazioni del territorio “Berici e Basso Vicentino”.
Quale può essere il suo sviluppo sostenibile?
Che cosa intendiamo per tale concetto?
Forse nuove autostrade?
Altre aree industriali? Ulteriori centri commerciali? Il proliferare continuo di
“villette rurali con capannone” nel nostro paesaggio agrario?
Se sì, allora le attività estrattive sono “una necessità”!
Ma se riflettiamo obiettivamente sul significato di “tutela e valorizzazione del
territorio” anche alla luce dei recenti disastri “annunciati” che hanno colpito
varie regioni d’Italia, compreso il nostro Veneto, e anche considerando i
concetti presenti nel recente Piano d’Area dei Monti Berici della Regione Veneto
(L’Ecologia — Sistema Paesaggistico e Ambientale — Valorizzazione delle Attività
Agro-alimentari, Vocazione Turistica, ecc.), tale “necessità” si riduce
drasticamente!
Italia Nostra è per questa ultima soluzione e su questi temi chiediamo un
improcrastinabile impegno alle forze politiche ed economiche. Con l’opinione
pubblica, infine, ci si confronti in un civile e democratico dibattito.
Copyright 2002 - Comitato per la difesa di Villaga.
Per informazioni contattare
info@comitatovillaga.org