Viaggio a Villaga, paradiso perduto?
Dopo la prima inchiesta sulla salvaguardia dell’ambiente
condotta a Poiana Maggiore, il nostro mensile questa volta fa tappa sul
territorio del Comune di Villaga. Un piccolo Comune che, però, a causa dei nuovi
insediamenti industriali rischia di vedere stravolta la propria vocazione
agricola. Secondo il parere di alcuni rappresentanti dei coltivatori diretti,
raccolti nel corso della nostra inchiesta, a Villaga sta scomparendo - quasi un
paradiso perduto - una delle più belle aree del Basso Vicentino, una zona
fertile che ha dato da vivere a generazioni di famiglie contadine, per le quali
già tanto è stato a suo tempo compromesso con la realizzazione del manufatto per
la lavorazione della calce che a molti appare come un cancello innalzato ai
piedi dei Colli Berici e all’ingresso del paese.
ARMANDO BRUTTOMESSO: SMARRIMENTO E FRUSTRAZIONE
Incontriamo Armando Bruttomesso, agricoltore, nella sua proprietà terriera che
confina con i circa 385 mila metri quadri da adibire ad insediamenti
industriali. Bruttomesso, ovviamente, è stato il primo ad innalzare vibrate
proteste nei confronti dell’amministrazione comunale di Villaga colpevole, a suo
dire, di aver favorito un insediamento di tale portata senza che se avvertisse
la necessità e soprattutto senza rendersi conto dello stravolgimento che avrebbe
subito l’intera area.
“Stanno rovinando” attacca Armando Bruttomesso “una delle migliori aree del
Basso Vicentino, campi molto fertili che di recente sono stati dotati di scoli a
regola d’arte e spianati. Stanno mettendo a rischio la sopravvivenza di stalle
modello con 500 capi di bestiame dal momento che tutta la zona (doc anche per i
vigneti) offre tutto il necessario proprio per l’allevamento. E a quale scopo?
Solo per venire incontro alle esigenze impellenti di qualche imprenditore, come
mi ha risposto il Sindaco? Quando penso che ben 108 campi vicentini rischiano di
essere cancellati per far posto a dei capannoni, mi viene spontaneo pensare al
comportamento degli avvoltoi.
Un esempio di
sperpero del territorio? Nell’area industrializzata finora, negli ultimi tre
mesi, hanno costruito solo un capannone su una superficie di cinque campi. Però
i lavori di urbanizzazione si sono già “mangiati” l’equivalente di ben 15 campi.
Di fronte a questo scempio, io che sono nato sui campi e che considero la terra
sacra dal momento che ha permesso l’esistenza di intere generazioni di famiglie
di Villaga e dintorni, più che rabbia provo un senso di frustrazione e di
disorientamento. Se la popolazione era stata informata dell’operazione? Si, il
Sindaco di Villaga a suo tempo aveva convocato in una pubblica assemblea i
concittadini mettendoli al corrente di tutta l’operazione. Nel corso del
dibattito il primo cittadino aveva assicurato che sarebbe stato portato a
termine, prima dell’inizio dei lavori, un bacino per la raccolta delle acque e
un incrocio. Oggi come oggi si può vedere solo un capannone che, come ha
risposto lo stesso Sindaco ad una mia precisa domanda, aveva i caratteri
dell’urgenza. Forse per usufruire della Legge Tremonti? Purtroppo soltanto oggi
la gente sta protestando contro questo progetto insediativo di cui a Villaga non
c’era alcun bisogno, dal momento che non c’è disoccupazione e le famiglie sono
tutte benestanti. In ogni caso, se proprio non si voleva perdere la corsa al
treno dell’industrializzazione di Villaga, si sarebbe potuto posizionare il
tutto nell’area dietro il Leb, verso Gaspari. Non riesco proprio a capacitarmi
di questa scelta che rischia di deturpare definitivamente un territorio che ha
già pagato in passato con lo stabilimento dove si ricava la calce: Villaga ha
poco più di 500 abitanti, di cui trecento sono pensionati. Che bisogno c’era di
soddisfare la fame di quanti si mangeranno ettari di terreno fertilissimo? Ormai
non c’è più terra a disposizione e io mi domando dove andranno a lavorare i
giovani che vogliono dedicarsi all’agricoltura e all’allevamento. Perché lo
hanno fatto? Mi creda, è uno scandalo, e non parlo per interesse personale”.
GIUSEPPE CAVALLARO: IL TERRITORIO NON PUO’ DIFENDERSI DA SOLO
Anche Giuseppe Cavallaro - libero professionista, da anni in prima linea nella
difesa dell’ambiente, in particolare contro lo scempio causato dalle cave -
prende posizione nei confronti dell’insediamento industriale di Villaga.

“ Una delle più belle aree rurali, se non la più bella del Basso Vicentino,
posta alle pendici dei Berici nel Comune di Villaga, sta per subire una
trasformazione violenta con possibilità di edificazione di strutture industriali
di volume ed estensione notevole: si tratta di un’area di ben 385 mila metri
quadri di territorio. Già è comparso un primo capannone, cemento e ferro, che ne
occupa la parte centrale creando un impatto, con quel territorio finora libero
da ogni struttura edilizia, di forte sensazione. Si dice che industria equivale
a progresso e che porta lavoro e benefici a tutti: questo sarà anche vero o
meglio lo sarebbe stato in altre epoche in cui la disoccupazione si faceva
sentire, creando povertà e disagio tra la popolazione. Non ora, con la totalità
di giovani maestranze occupate presso aziende medio grandi sia locali che di
paesi limitrofi. Oggi queste aree previste, o già insediate presso tutti i
Comuni della zona creeranno immigrazione, edilizia economica popolare da
metropoli urbana ed inquinamento dell’acqua, dell’aria e del suolo.
Economicamente la nostra zona non ha certo bisogno di insediamenti di questo
tipo. L’economia agricola con zootecnia e colture di vario tipo, pur in tempi di
redditi modesti, vive comunque e prospera. Non è comprensibile pertanto che i
sindaci, posti a tutela del territorio (Villaga non ha certo problemi di
occupazione) possano favorire queste deleterie trasformazioni dell’ambiente in
cui vivono, bene sino ad ora, e in cui tutti noi viviamo e che, nell’interesse
comune, dovremmo conservare. Voglio sottolineare che questi fatti avvengono
perchè gli amministratori eletti, a tutti i livelli e locale in particolare, si
adoperano per favorire questi insediamenti convinti che i vantaggi economici
possano sistemare ogni cosa. . Mi riferisco in particolare al dovuto rispetto
per la gente e soprattutto del territorio che da solo non può difendersi. Per
tornare ai sindaci mi domando per quali motivi non favoriscono insediamenti
abitativi piuttosto che quelli industriali. Un’edilizia residenziale ben pensata
e di buon livello, potrebbe dare lo stesso risultato in termini economici con il
ricavato dell’ICI, ma con minor impatto ambientale e con un minor utilizzo del
territorio”.
NICOLO’ GIUSTI DEL GIARDINO: BISOGNA COINVOLGERE LE PIU’ ALTE PERSONALITA’ DELLA
CULTURA ITALIANA
Incontriamo Nicolò Giusti del Giardino, assieme alla consorte Francesca Piovene
Porto Godi, nella loro villa Fracanzan-Piovene ad Orgiano. Villa Fracanzan
Piovene rappresenta, da tempo ormai, una delle mete preferite per visite guidate
e no di turisti stranieri. Un incontro con le “ville” venete che merita un
viaggio anche da oltreoceano.
“ Se si osserva la corsa sfrenata all’insediamento industriale nell’area berica
debbo pensare che i Sindaci non hanno la benchè minima idea dello sviluppo
sostenibile per queste zone, anzi non esiterei proprio a parlare di cecità
mentale. I Colli Berici già si trovano ad essere circondati da uno sviluppo
industriale fortissimo, essendo posizionati in un territorio che confina con le
province di Verona, Vicenza e Padova e che rappresentano le aree di maggior
sviluppo in Italia. Che bisogno c’è, mi domando, di sfregiare il territorio del
Basso Vicentino con altri insediamenti industriali? Un giorno sì e l’altro pure,
tutti gli stranieri che giungono qui in villa per visitarla si dicono
letteralmente scandalizzati, ad esempio, per il traffico pesante che scorre
ininterrottamente qui di fronte, per i capannoni che intravedono lungo la
strada, per non parlare delle nuove tombe del cimitero di Orgiano che sovrastano
dall’alto uno dei gioielli architettonici del Basso Vicentino. Sono sempre più
scandalizzati dal disordine edilizio. Si tratta di accuse che noi non possiamo
più porre sotto silenzio. Credo si renda necessaria una campagna di
sensibilizzazione, facendo comprendere agli amministratori e ai cittadini che si
potrebbero ricavare molti più vantaggi economici per tutti realizzando cose
belle. Ci vuole gente più colta ai posti di comando. In ogni modo, secondo il
mio parere, è giunto il momento di coinvolgere le più alte personalità della
cultura italiana per preservare la bellezza paesaggistica del nostro
territorio”.
La collina delle Riveselle
TOMMASO PIOVENE: LA COLLINA “RIVESELLE” RISCHIA DI
SPARIRE PER SEMPRE
Ad un tiro di schioppo dal nuovo insediamento industriale di Villaga, si
innalza, meraviglia della natura, una collinetta denominata Riveselle. Su questa
stupenda increspatura, da tempo, la Cementizillo ha ottenuto di poter coltivare
una miniera. Abbiamo sentito uno dei proprietari del fondo collinare Riveselle,
Tomaso Piovene Porto Godi.
“ Per opporci alla coltivazione della miniera” ci spiega Tomaso Piovene” abbiamo
fatto innumerevoli ricorsi. Nella zona la mia famiglia è proprietaria della
Villa Barbaran-Conti-Piovene e del fondo collinare circostante Riveselle
coltivato a vigneti pregiati e soggetto a vincolo idrogeologico. Da subito
abbiamo impugnato il provvedimento con il quale, nel lontano 1989, il Distretto
Minerario di Padova aveva rilasciato alla Cementizillo la concessione mineraria
per la coltivazione di marna di cemento per la durata di 15 anni. L’originaria
concessione pertanto scadrà nel 2004, ma secondo l’atto impugnato i lavori
potranno proseguire per altri dieci anni. Ci sarà una nuova concessione? Noi nel
ricorso presentato al TAR abbiamo sostenuto che essendo parte del materiale da
scavare sottoposta a regime di cava, il Corpo delle miniere ha finito di
usurpare poteri che spettano alle Regioni. I lavori in questione, poi, ricadono
nell’ambito del Parco dei Berici, ove sono espressamente vietate l’attività di
cava e ogni trasformazione dell’ambiente: tutta l’area è stata classificata in
E2 di salvaguardia e paesaggistica. Anche il comune di Villaga ha presentato
ricorso contro la Regione del Veneto perché venissero applicate, nell’ambito
territoriale delle Riveselle, le specifiche norme di tutela previste per i Colli
Berici che vietano scavi, movimenti di terreno e di mezzi suscettibili di
alterare l’ambiente circostante. Quale la risposta del TAR? Che nel Piano d’Area
sussiste il divieto di apertura di nuove cave e miniere, ma che al momento della
definitiva adozione da parte della Giunta Regionale veniva aggiunta la
possibilità di apertura di cave e di miniere già autorizzate. Nelle motivazioni
del TAR che respingono il ricorso si possono leggere affermazioni che ritengono
“eccentriche” le nostre precisazioni circa i vincoli idrogeologici e
paesaggistici. Che cosa dovremmo rispondere di fronte ad affermazioni del
tipo”...per l’ovvia considerazione che la miniera può essere sfruttata dove è
collocata. mentre la coltivazione della vite (ancorché di pregio) può essere
svolta anche altrove”? Di fronte a simili conclusioni è difficile essere
ottimisti. Un angolo di paradiso terreste come quello delle Riveselle rischia di
andare perduto per sempre”.
IL PARERE DEL SINDACO DI VILLAGA
“Non riesco a comprendere tutto questo putiferio che improvvisamente è scoppiato
a Villaga” - ci spiega il Sindaco Luigi Padrin, per la verità un po’ adirato -
“sulla nuova area industriale di via Dante. In sei anni non ho mai ascoltato
alcun tipo di riserve ed ora, invece…Perché l’amministrazione ha fatto questa
scelta? Prima di tutto perché ho fatto fatica a dire di no per le incessanti
richieste da parte di chi aveva bisogno di un’area industrializzata. La scelta,
in secondo luogo, è caduta in quella zona “impropria”, data la presenza da più
di cent’anni del Calcificio e per individuare un’area da adibire esclusivamente
alle attività artigianali ed industriali. Come ho già ribadito al vostro
mensile, nella zona non potranno essere insediate attività industriali
inquinanti. E’ la Regione, poi, che ci obbliga a individuare queste aree
produttive lontano dalle strade provinciali. Quali i motivi di una scelta che è
stata approvata dal Consiglio Comunale e con l’astensione del gruppo di
minoranza? Semplice. I trasferimenti dello Stato a favore dei Comuni si
affievoliscono sempre più, rendendo sempre più problematica la gestione di
un’area come la nostra a vocazione agricola che, come si sa, è esente dal
pagamento dell’ICI. Ho calcolato che le entrate derivanti dalla nuova area
industrializzata si aggireranno sui due miliardi di lire, indispensabili per
asfaltare le strade e per la gestione del Comune. Senza contare che chi ha
acquistato per intero tutta l’area si è impegnato a costruire a sue spese un
rondò la cui realizzazione comporterà una spesa superiore al miliardo di lire. A
coloro poi che in questi giorni protestano contro il Sindaco per la
realizzazione della zona industriale, e in maggioranza si tratta di agricoltori,
chiedo soltanto per quali motivi, a suo tempo, non si sono fatti avanti per
acquistare il terreno in questione. Con amarezza constato che nessuno ricorda,
invece, i sei - sette ricorsi presentati al TAR dal Comune per la concessione di
miniera alle Riveselle: siamo pronti per un ulteriore ricorso al Consiglio di
Stato. Le abbiamo provate tutte per tutelare il territorio del nostro Comune “.
Articolo preso dal mensile "Il Basso Vicentino" di Maggio
2002