Home
Obiettivi
Eventi
Volantini
Archivio
Viaggio a Villaga
Disegni Bambini
Link
Statuto
Contattateci
Coordinamento Comitati

Statistica presenze

Cava Priare

La cava Priare di Sossano, l’unica nel territorio dei Berici dalla quale si ricava calcare puro nella percentuale del 98%, rappresenta da tempo uno dei più vistosi esempi di sfruttamento del territorio, con conseguente impatto ambientale, di tutto il Basso Vicentino.
La concessione scade nel 2004. A quando il ripristino?

Proseguendo nella nostra inchiesta sulla salvaguardia ambientale dell’Area Berica, per affrontare e sviluppare il problema “Cava Priare” abbiamo avvicinato il dott. Antonio Boraso, per molti anni sindaco di Sossano, il geom. Giuseppe Cavallaro, da sempre in prima linea sul fronte Cava Priare e non solo, il presidente della sezione medio e basso Vicentino di Italia Nostra Antonio Verlato, il rappresentante della proprietà “Villaga Calce” avv. Filippo Piovan, il deputato della Lega Nord di Sossano on. Luigino Vascon e il consigliere regionale Onorio De Boni, esperto in materia di cave.
LA TAVOLA ROTONDA
Ai tre partecipanti la tavola rotonda sul tema specifico della cava Priare, Antonio Boraso, Giuseppe Cavallaro e Antonio Verlato, abbiamo posto alcune domande seguendo la logica temporale del:” Che cosa è stato fatto e di quello che si dovrebbe fare per limitare l’impatto ambientale”.
cava Priare D. In quale momento ha avuto inizio la coltivazione della cava Priare e come si è mossa l’Amministrazione Comunale di Sossano?
Boraso:” In un primo momento nella zona si lavorava in galleria, poi è giunta l’autorizzazione alla coltivazione negli anni 70. Inizialmente l’Amministrazione Comunale si è opposta per arrivare successivamente ad un compromesso per limitare il più possibile il danno. Qualche anno più tardi l’Amministrazione di Sossano, dopo che erano sorte divergenze con i proprietari della concessione circa una differente quantificazione su un tot da dare al comune, ha presentato un ricorso al Tar con esito negativo, dal momento che nella sentenza si ribadiva che la Ditta stava scavando secondo la licenza rilasciata”.
Cavallaro:” Tutte le Amministrazioni Comunali di Sossano si sono opposte in questi anni, anche se dopo la presentazione del presentazione del progetto di scavo. Forse sarebbe stata necessaria una maggiore ed intransigente opposizione nei confronti degli organi regionali che hanno rilasciato la concessione alla coltivazione con delibera n.188 del 24 gennaio 1990”.
D. Quali problemi pone oggi la cava?
Cavallaro:” Il principale problema è quello di limitare l’escavazione nella parte sud, in pratica nel terzo lotto sul quale non esiste la concessione della Regione, ma soltanto la richiesta della Ditta Piovan la quale, allo stato attuale, è dentro i limiti del lotto due. La mia preoccupazione è che venga intaccata la parte del colle che è posta come schermo dell’attività estrattiva. Se dovesse cadere anche questo diaframma, la cava potrà essere vista da tutte le parti. Qualora dovesse cadere questo baluardo il paese di Sossano subirebbe un grave impatto, rimanendo privo di una naturale cortina di incomparabile bellezza”.
Verlato:” Per evidenziare la situazione delle cave dei Berici e di quella della Priare in particolare, basterebbe evidenziare i dati emersi in una tesi di laurea di Mauro Zecchinato presentata nel 2000, dove emerge un dato preoccupante: l’80% del materiale che viene lavorato in tutto il Veneto proviene dai monti Berici, è una cifra spaventosa Qualche dato di raffronto: nel 1965 la provincia di Padova forniva un milione di metri cubi di materiale proveniente dalle cave, Vicenza 227 mila. Nel 1988, Padova si attestava sui 56.765 metri cubi, Vicenza raggiungeva la cifra di 1.570.000, di cui ben 1.456.513 con provenienza dalle cave dei Berici. Per quanto riguarda la cava di calcare Priare di Sossano è unica nel Veneto. A tal proposito tengo a sottolineare che sia gli ambientalisti che noi di Italia Nostra non siamo contrari per principio alle cave in quanto sono necessarie: non siamo d’accordo su come, su quanto e su quando si scava. Non do la benedizione a questa cava, anche se il capitale prodotto rimane in zona. Mi preme precisare però che il calcare ricavato non può essere impiegato per lo stabilizzato di autostrade o alta velocità: la legge, imponendo dei siti dove scavare, non segue questa logica. Colpe? Nel 1971 Padova ha saputo vincolare i colli Euganei, mentre i politici vicentini di allora non si sono mossi per tutelare i Berici”.
D. Quali interventi sono auspicabili al momento attuale?
Verlato:” Per quanto riguarda la cava Priare siamo giunti al limite della licenza, con un impatto ambientale che è sotto gli occhi di tutti. Che cosa fare? Ci vorrebbe una tutela più seria di quella attuale che non deve essere lasciata in mano ai comuni, la parte più vulnerabile del sistema. Numerose amministrazioni comunali della zona non si sono rese conto che le entrate derivanti dalla coltivazione delle cave sono di molto inferiori alle spese sostenute per sistemare la rete viaria danneggiata dai camion che trasportano il materiale estratto. A mio modo di vedere ci vorrebbe una maggiore presenza dello Stato in decisioni che sono strategiche. Decisioni che sono prese anche con il benestare della Regione e che mi offendono sia come cittadino sia come figlio di questa terra. E’ dal 1989 che attendiamo con ansia un regolamento che renda attuativa la legge estrattiva del Veneto: è una vergogna!”.
Boraso:” Secondo il mio punto di vista sulla cava Priare bisognerebbe prima di tutto promuovere un effettivo ripristino ambientale e non come quello portato a termine sul monte della Croce dove sopravvivono “stenti” alberelli e poi evitare proroghe ed ulteriori autorizzazioni. Per tentare di risolvere il problema bisognerebbe seguire tre tipi di interventi: dar vita ad una forte e decisiva azione popolare per favorire la nascita di un comitato; sostenere l’azione di tutela dell’amministrazione comunale; promuovere, attraverso un’azione politica, un vincolo come è stato fatto per i colli Euganei. In questo modo si bloccherebbero la coltivazione delle cave, si salverebbero le sorgenti delle falde acquifere rimaste e si eviterebbero altre colate di cemento”.
Cavallaro:” Il ripristino andrebbe fatto subito utilizzando le somme depositate allo scopo e intervenendo verso quei lotti dove l’attività estrattiva è stata ultimata. Un ripristino che in ogni caso è di difficile attuazione in particolare per lo scavo fatto in verticale date l’elevata altezza della parete”
Verlato:” Ripristinare è possibile, ma non è mai stato fatto in Italia. Secondo il mio parere, così come mi sono espresso in un convegno organizzato a Nanto da Italia Nostra, sanno di presa in giro le cosiddette ricomposizioni e riqualificazioni ambientali delle cave dismesse: l’ambiente naturale di per sé perfetto, viene scomposto e squalificato per poi essere ricomposto, creando un falso, con inverosimili laghetti ove scivolano bianchi cigni e nuotano pesci rossi, con improponibili boschi urbani e percorsi naturalistici: una natura made Barbie! Le soluzioni tecniche sono costose e si posso trovare, solo che sono molto onerose, più di quanto depositato per il ripristino”.
D. In conclusione?
Boraso: “Come ho sostenuto in precedenza bisogna coinvolgere maggiormente l’amministrazione comunale per raggiungere determinati obiettivi prefissati. Auspico poi la costituzione di un gruppo “popolare” che sia di supporto e stimolo a tutte quelle organizzazioni presenti nel territorio che si prefiggono lo scopo di salvaguardare e tutelare l’ambiente”.
Verlato:” A viva voce auspico che tutte le forze politiche, quelle culturali ed anche quelle economiche prendano a petto il problema dei monti Berici, che non sono secondi per importanza e bellezza agli Euganei.
Il tutto senza voler bloccare le varie attività, perché sarebbe assurdo. I Berici, però, non devono essere lasciati al libero arbitrio: finora non è stato fatto niente per proteggerli”.
Cavallaro:” Io spero molto nei giovani che si stanno dando molto da fare per la salvaguardia del nostro ambiente, senza essere al traino dei politici. Le nuove generazioni che credono nella nostra cultura e nei valori del nostro territorio, sono la nostra ultima speranza”.

continua..........

Articolo preso dal mensile "Il basso vicentino" di Settembre 2002
 

Segue: Alcune immagini della cava di Sossano.

 

 Copyright 2002 - Comitato per la difesa di Villaga.
Per informazioni contattare
info@comitatovillaga.org

Ultimo aggiornamento: 14-03-03         Powered by Nuova Informatica