IMMAGINIAMO IL FUTURO DEI COLLI BERICI
“Immaginiamo il futuro dei Colli Berici e della pianura
circostante” è stato il tema
di un vivace e interessante convegno che si è tenuto sabato 21 settembre
scorso
presso il Teatro Berico di Barbarano
Alla presenza di una decina di sindaci,
dell’on. Tredese, dei consiglieri regionali De Boni e Fontana (quest’ultimo
in veste di moderatore), ha aperto i lavori Eugenio Gonzato, presidente del
Gal “Colli Berici Pianura vicentina” promotore dell’incontro, con i rituali
saluti e con l’esposizione delle varie iniziative portate avanti in questi
anni dal Gal attraverso la realizzazione del Progetto Leader II per il
rilancio culturale e turistico
del comprensorio dei Berici. Ha anche richiamato quelle che sono le attuali
minacce al territorio berico: le numerose attività estrattive in attività e
il proliferare delle aree industriali.
Il sindaco di Barbarano Paolo Bogoni ha lamentato la mancanza di una
politica di pianificazione del territorio che sinora non ha permesso di
affrontare in modo unitario i problemi dell’Area Berica.
Il convegno è entrato nel vivo con la relazione di Gianfranco Lazzarin,
consulente di progetti ambientali, il quale ha prefigurato l’adozione di un
modello di sviluppo sostenibile che offra qualità al vivere e che si attui
tramite una programmazione e una gestione delle complessità del futuro. In
particolare ha sottolineato la necessità di trovare punti di convergenza tra
le esigenze del cittadino, degli enti locali e degli imprenditori per
l’adozione di un piano integrato di sviluppo compatibile con le peculiarità
dell’ambiente berico.
Paolo Feltrin, docente di Scienza dell’amministrazione dell’Università di
Trieste, si è invece soffermato sul rapporto tra opinione pubblica e
conflitti ambientali, prendendo spunto dal Piano regionale di sviluppo, di
cui è estensore per conto della Regione Veneto. Il relatore ha focalizzato
l’attenzione sulla dinamica conflittuale che riguarda il territorio
(concernenti le aree industriali, le discariche, gli impianti
termoconvettori, la viabilità e i trasporti) e ha prospettato l’esigenza di
trovare un accordo tra Comuni, Provincia e Regione per risolvere le
emergenze in atto. Ha poi invitato gli amministratori a superare la visione
provinciale (intesa come confini territoriali) per ragionare nell’ottica di
una vasta area metropolitana veneta, comprendente i 582 Comuni, che si
faccia carico di ricentrare i nodi, che sinora sono stati rappresentati dai
capoluoghi di provincia, collocandoli nelle aree vicine ai principali
caselli autostradali. Ha inoltre suggerito di costruire in verticale per
risolvere il problema degli spazi e del consumo di territorio. Il punto di
vista delle categorie economiche è stato espresso da Renzo Belcaro,
presidente della Federazione regionale dell’Api, che ha denunciato il
deterioramento della qualità della vita nell’Area Berica, a causa della
mancanza di pianificazione degli interventi.
E a questo punto ha tirato in ballo le
responsabilità della Regione Veneto, che non ha saputo progettare e guidare
lo sviluppo in sinergia con le realtà locali. Ma non ha risparmiato critiche
nemmeno ai sindaci locali, colpevoli di ragionare in termini
individualistici e di perseguire principalmente gli interessi del proprio
Comune. Ha quindi puntato il dito contro il propagarsi delle aree
industriali autorizzate con troppa facilità e senza un’effettiva necessità,
dato il fenomeno in atto della delocalizzazione delle imprese vicentine.
Queste ultime affermazioni hanno suscitato l’intervento del consigliere
regionale Fontana, il quale ha dichiarato che la nuova legge urbanistica,
collegata al Piano regionale di sviluppo, prevede che nessuna area
industriale in futuro sarà approvata se non a livello intercomunale.
Il sindaco di Noventa Carlo Alberto Formaggio ha ripercorso le tappe che
hanno portato al superamento dei campanilismi e alla realizzazione del Patto
territoriale dell’Area Berica, che vede coinvolti 24 Comuni, le categorie
economiche, sindacali, imprenditoriali e del credito, uniti nella
sottoscrizione di un protocollo d’intesa per lo sviluppo coordinato del
territorio.
Ed ha citato due iniziative già avviate quali lo sportello unico tra 22
Comuni e il progetto di animazione economica.
La tematica ambientale è riemersa a proposito del caso Villaga. Mario
Pagliarusco, presidente del Comitato per la difesa di Villaga, ha reso noto
il tentativo di apertura di una miniera in località Riveselle di Toara per
l’estrazione di marna cementizia, in un’area già tutelata per legge. Contro
questa ennesima minaccia all’ambiente collinare hanno ricorso al Consiglio
di Stato il Comune di Villaga e il locale Comitato che, tra l’altro, ha
anche raccolto oltre tremila firme contro il progetto di escavazione.
Inoltre il Comitato si sta battendo contro la realizzazione di una vasta
area industriale di oltre 40 ettari, voluta dall’Amministrazione comunale di
Villaga e gestita da privati. Massimo Serafini, della segreteria nazionale
di Legambiente, ha approfondito le nuove gestioni del territorio, mentre
Luciano Zerbaro, assessore provinciale, ha sottolineato l’urgenza di gestire
il territorio in forma associata con la Provincia, che dovrebbe assumere un
ruolo propositivo di coordinamento su alcune tematiche fondamentali.
Paolo Pellizzari, presidente del Consiglio provinciale e sindaco di
Arcugnano, ha individuato nel Piano di area dei Colli Berici, già elaborato
ma fermo da due anni in Regione, lo strumento per tutelare e promuovere il
territorio trasformando la risorsa ambientale in risorsa economica. Anche
Onorio De Boni, consigliere regionale, nell’ammettere qualche colpa dei
politici e degli amministratori nel non aver fatto “gioco di squadra”, ha
sostenuto la priorità di recuperare il Piano d’area per salvaguardare i
Berici dalle attività estrattive. Romeo Toffano, dirigente della Regione
Veneto, ha illustrato dieci iniziative per la valorizzazione del
comprensorio berico. Ha concluso i lavori Fontana, impegnandosi a rendere
esecutivo il Piano d’area come primo traguardo per una gestione comune della
tematica ambientale.
Articolo preso dal mensile "Il basso vicentino" di
Ottobre
2002 |