IL GIORNALE DI VICENZA - Mercoledì 27 marzo 2002
Chiampo. Il Tar dice no al
rinnovo della concessione per 15 anni allo scavo di bentonite
Miniera Madarosa stop
Non per motivi ambientali ma per
una mancata notifica
di Gian Marco Mancassola
Si è concluso con un colpo di scena il primo
round della disputa sorta attorno alla concessione mineraria del monte Madarosa,
il confine naturale fra Chiampo e San Giovanni Ilarione, che vede scontrarsi da
un lato i residenti nei pressi della cava e dall’altro la società Serlam,
titolare della concessione mineraria. Con una sentenza del 20 marzo il Tar del
Veneto ha annullato il rinnovo per altri quindici anni della concessione
mineraria decretato nel 1993 dall’allora Ufficio decentrato del Ministero
dell’industria del distretto minerario di Padova, oggi divenuto Ufficio del
dipartimento regionale all’ambiente, direzione geologia e ciclo dell’acqua.
Il problema era divenuto di dominio pubblico negli ultimi mesi del 2001, quando
la Serlam aveva annunciato l’imminente inizio dei lavori di estrazione di
argilla bentonitica in un’area per lo più ricadente nel versante veronese, ma
che nei 286 ettari chiampesi prevedeva una serie di lavori per la recinzione del
cantiere. Iniziava così la battaglia degli abitanti delle contrade arroccate sul
monte, che ricorrevano contro il rinnovo della concessione.
Nella sentenza del Tar si legge che "il provvedimento impugnato, in quanto
idoneo ad incidere gravemente sulla proprietà dei ricorrenti, doveva essere
notificato ai proprietari delle aree ricadenti nel perimetro del giacimento
autorizzato" e "che non è stata fornita la prova di una conoscenza piena del
provvedimento in epoca precedente alla proposizione del ricorso". Detto
altrimenti, il tribunale ha accolto il ricorso perché, violando la legge 241 del
’90 sul diritto di accesso agli atti amministrativi, il rinnovo della
concessione mineraria non era stato comunicato a nessuno dei residenti nell’area
interessata alla coltivazione della miniera.
Vincitori escono allora Renato Andriolo, Claudio Andriolo, Giovanni Posenato,
Elisa Dalla Barba, Luigi Galliotto, Claudio Rossetto, Giuseppe Panarotto, Luigi
Tonin, Gino Santacà e Vittorino Marcazan, che lo scorso 18 febbraio avevano
presentato il ricorso; sconfitti, invece, sono la Regione Veneto, che ha
ereditato le competenze un tempo del ministero dell’industria, e la Serlam, che
dovrà sospendere i lavori. "Speriamo che questa decisione possa far riflettere
se in quella zona sia il caso di aprire una cava oppure di preservare
l’equilibrio ambientale", è il commento a caldo del sindaco Giuliana Fontanella.
La notizia della sentenza è arrivata in un momento in cui le speranze di chi
vive nei pressi del cantiere si erano affievolite. In un primo momento, infatti,
l’unico appiglio cui aggrapparsi sembrava il vincolo idrogeologico esistente
nell’area. Per questo, nel dicembre scorso il Comune di Chiampo aveva affidato
ad un geologo una perizia idrogeologica, per verificare la presenza di falde
sotterranee e il rischio che queste venissero intaccate dai lavori in
superficie. A conclusione dell’indagine, però, il geologo scriveva che sulla
base delle analisi condotte non era possibile avere riscontro della
comunicazione fra le sorgenti monitorate e i punti di immissione dei coloranti
impiegati per la perizia.
Nel frattempo, all’inizio di marzo, un’ordinanza della Regione Veneto imponeva
alla Serlam di sospendere in via cautelare i lavori nelle aree soggette a
vincolo idrogeologico, fino all’emanazione dell’autorizzazione regionale.
Vincolo idrogeologico che invece non viene nemmeno preso in considerazione nella
sentenza del Tar che per ora pone fine alla querelle del monte Madarosa: il
secondo round, nel caso in venga presentato ricorso, si svolgerà di fronte al
Consiglio di Stato.