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IL GIORNALE DI VICENZA - martedì 25 marzo 2003 pubblicita pag. 25

Industrie, adesso è boom

La Bassa a un bivio
Con le aree produttive previste dai comuni aumentano i contrasti tra chi è pro sviluppo e chi tutela il territorio

Con un proliferare di comitati contro l’urbanizzazione selvaggia

di Lino Zonin
Che sta succedendo all'Area Berica? Come mai una zona solitamente tranquilla si sta agitando in un proliferare di movimenti e comitati spontanei? Il motivo principale di questa nuova e inconsueta irrequietezza viene dalla proposta avanzata da alcuni sindaci di realizzare nel Basso Vicentino alcune estese aree industriali.
Il primo campanello d'allarme è suonato ad Orgiano, dove il sindaco Lorenzo Rezzadore, pressato da una mezza rivolta popolare, ha dovuto rivedere i suoi progetti e ridimensionare la superficie della zona di espansione inizialmente prevista.
Sulla scia di Orgiano si sono presto mossi altri comitati cittadini, tutti intenzionati a salvaguardare il patrimonio ecologico di una zona che solo fino a qualche anno fa soffriva per la mancanza di un adeguato sviluppo industriale e che ora scopre invece di stare benissimo così, senza l'arrivo di altre fabbriche.
« Le zone industriali di Villaga ed Asigliano - commenta Onorio De Boni, consigliere regionale eletto nel collegio berico - sono state deliberate quattro o cinque anni fa, senza che n essuno avesse qualcosa da ridire. Poi l 'avvio di alcune opere viarie importanti, come il prolungamento a sud della Valdastico, il completamento della Mediana, la costruzione della circonvallazione di Lonigo, hanno allargato l'orizzonte e trasformato l'Area Berica in una specie di Eldorado. Per molte aziende del Nord Vicentino, strette in confini sempre più angusti, gli spazi della Bassa esercitano una comprensibile attrazione. Da questo punto di vista, le preoccupazioni per una industrializzazione selvaggia ed incontrollata sono più che giustificate ».
« È giusto cercare di evitare che l'Area Berica subisca lo stesso processo di deterioramento del territorio subito dall'Alto Vicentino - aggiunge il consigliere regionale Gaetano Fontana. È altrettanto giusto, però, offrire anche a questa zona una adeguata possibilità di sviluppo produttivo. Ritengo che una zona industriale vasta e ben servita sia preferibile ad un sistema a "macchia di leopardo" con capannoni sparsi disordinatamente qua e là. E non dimentichiamo che molti degli attivisti che oggi urlano contro le varianti ai prg, solo qualche anno fa si lamentavano per la mancanza di opportunità industriali offerte dall'Area Berica ».
Sullo stesso tono è anche il parere del sindaco di Alonte Luigi Tassoni, responsabile di un piccolo comune che negli anni scorsi ha realizzato una vasta area produttiva, senza che nessuno avesse qualcosa da ridire. « La prima condizione per decidere sulle nuove zone industriali - afferma - d eriva dalla conoscenza di esigenze chiaramente dimostrate. Non ha senso mettere a disposizione delle aree al miglior offerente; occorre al contrario concertare con i soggetti a vario titolo interessato - la Regione, la Provincia, i comuni limitrofi, le Associazioni di categoria - quale tipo di insediamento è più adatto alla zona. Io mi sono mosso così, rendendo istituzionale il percorso del progetto, e non ho avuto alcun tipo di contestazione ».
Ai suoi tempi, però, Tassoni non doveva fare i conti con i comitati di base sorti nel frattempo, veri e propri movimenti di opinione agguerriti e documentati, ben decisi a rendere la vita difficile a chiunque tenti di snaturare il pacifico assetto agricolo del territorio. « In queste prese di posizione vedo una buona parte di spontaneità e qualche elemento di speculazione politica - commenta il sindaco di Noventa Vicentina Carlo Alberto Formaggio, capofila del Patto Territoriale tra i 22 comuni della zona - Noi, come sindaci del Patto, siamo chiamati a prendere delle decisioni concrete. Innanzitutto è necessario "blindare" il territorio contro l'arrivo di aziende insalubri. Poi dobbiamo stabilire delle regole per muoverci assieme, studiando di concerto le varie soluzioni che spesso riguardano non solo il singolo comune ma tutto il comprensorio berico ».
«L 'anno prossimo - considera De Boni - in molti dei comuni interessati dalle recenti polemiche si voterà. Non è difficile prevedere che qualche lista facente capo ai comitati parteciperà alla tenzone elettorale».
« E in quell'occasione - continua Fontana - se qualcuno si nasconde dietro alla protesta ecologista della gente, dovrà uscire allo scoperto. C'è però un dato di fatto che rende difficile modificare le cose: i comuni ottengono le risorse necessarie attraverso lo sviluppo urbanistico e spesso non hanno altro mezzo per far quadrare il bilancio. Finché non cambierà questo sistema, i sindaci continueranno a cercare soldi lottizzando e la gente continuerà a lamentarsi ».
 

 

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Ultimo aggiornamento: 08-04-03         Powered by Nuova Informatica