IL GIORNALE DI VICENZA - domenica 6 aprile 2003 provincia pag. 21

Sossano. La prima mossa della nuova associazione a tuteta dell’ambiente

Cava Priare, altro esposto

E la ditta ricorre al Tar contro lo stop regionale

(v.v.) Il primo passo della neo nata associazione a tutela del territorio di Sossano: un esposto per fermare l’attività di estrazione nella cava Priare.
Sono molte le cave aperte nei Berici, in virtù della qualità della pietra che sembra non avere paragoni nel territorio nazionale.
Alcune di queste penetrano i colli in profondità, altre solo superficialmente. Emblematica è la condizione della cava Priare, nel territorio comunale di Sossano. Per chi proviene da Nordest o dalla Riviera Berica, la cava appare in tutta la sua evidenza.
La storia di questa miniera a cielo aperto comincia negli anni '70, quando fu concessa l'autorizzazione a procedere dalla Regione Veneto.
Da allora, anno dopo anno, la fisionomia del monte della Croce, ultima propaggine a sud dei Berici, è cambiata.
Il calcificio Villaga Calce, ditta che ha ottenuto la concessione per la coltivazione della cava, estrae dalle Priare calcare puro al 98%, materia difficile da reperire altrove.
Al ritmo di 90 mila metri cubi l'anno, inesorabilmente, fette di colle stanno scomparendo, col rischio che il termine di escavazione, fissato per il 31 dicembre 2004, slitti a data da definirsi se il quantitativo previsto di escavazione non sarà esaurito.
Di fronte a queste prospettive, appare sempre più reale la possibilità che l'attività cavatoria vada ad intaccare il lato sud del monte, con tutte le conseguenze.
Se dovesse cadere anche questa parte, la cava sarebbe visibile da ovunque, privando il paese dell'ultima cortina difensiva e della sua bellezza. Per questa ragione si è recentemente costituita l'associazione per la tutela dell'Area Berica (Tab) del Comune di Sossano, la quale ha presentato un esposto in Regione, invitando gli organi competenti a vigilare sulle zone autorizzate e a porre fine all'escavazione, senza ulteriori proroghe. Dalla Regione è stata notificata la sospensione dei lavori alla ditta, che per tutta risposta ha annunciato un ricorso al Tar e di voler proseguire la propria attività.
Sul tavolo delle trattative, rimane aperta la questione della ricomposizione del colle alla chiusura dell'escavazione, un'operazione che inevitabilmente comporterà la costruzione di strade di arroccamento e di accesso dal lato sud: in altre parole, si continuerebbe a scavare. Ma la popolazione è indignata per quanto sta accadendo, sia per l'assenza di leggi o vincoli che il rispetto di tale ambiente dovrebbe richiedere, sia perché il ripristino ambientale appare davvero arduo.
Già anni addietro un'altra cava sul monte della Croce era stata chiusa e ripristinata, ma con scarsi esiti: ci vogliono anni per sperare che solo alcune delle piante interrate attecchiscano.
Il Tab di Sossano propone che gli interessati vengano a prenderne visione, per comprendere fino in fondo la situazione.
Non solo. L’associazione ribadisce che in queste condizioni e per nessun motivo dovrebbe essere dato seguito all'attività cavatoria alle Priare. Quello che lancia Tab è insomma un appello tanto forte quanto urgente, che ha un duplice obiettivo: ottenere risposte chiare dalle istituzioni e nello stesso tempo rimuovere nella gente quel residuo di disinteresse o scetticismo che di certo non favorisce la difesa delle Priare, la valorizzazione del paese e la cultura del territorio.