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IL GIORNALE DI VICENZA - sabato 19 aprile 2003 provincia pag. 23

Gruppi sempre più agguerriti fanno sentire la loro voce nella “Grande Bassa”

18 comitati tutelano la natura

«Non siamo politici, ma pungoliamo i Comuni»

di Lino Zonin

Sono ben 18 i comitati spontanei di natura ambientalista sorti negli ultimi tempi nei comuni della "Grande Bassa", il territorio che comprende le aree meridionali delle province di Verona, Vicenza e Padova. Un movimento massiccio e coordinato, formatosi essenzialmente per controbattere a colpi di riunioni e proclami le iniziative pubbliche e private che secondo loro minacciano l’integrità un territorio finora ben preservato.
Autostrade, cave, treni ad alta velocità, nuove zone industriali: questi gli obiettivi nel mirino degli attivisti. Da Villaga a Cologna Veneta, da Asigliano a Lozzo Atestino, è tutto un formicolare di iniziative per organizzare incontri, programmare tavole rotonde, informare i cittadini. Dato che in molti dei comuni interessati sono imminenti le elezioni amministrative, è inevitabile considerare questi movimenti come una forza sociale con cui i futuri candidati sindaci dovranno confrontarsi.
«La politica non ci interessa - assicura Gastone Golin, portavoce del comitato di Villaga - Porteremo avanti la nostra lotta senza entrare direttamente nelle Amministrazioni comunali, cercando di mantenere quei caratteri di trasversalità che sono una garanzia nei confronti dei cittadini che ci seguono».
La pensa un po’ diversamente Cristiano Dal Toso, esponente del comitato Tab di Sossano.
«Non nascondo che mi piacerebbe combattere quei politici che si ricordano della gente solo in occasione delle elezioni, e poi, una volta eletti, è tanto se ti salutano. La nostra forza è però nella capacità che abbiamo dimostrato di interpretare i bisogni dei cittadini al di là delle ideologie politiche. Il nostro impegno nelle prossime amministrative si limiterà a fornire appoggio a quelle liste che dimostreranno di avere a cuore la salvaguardia della nostra terra».
Antonio Boraso, già sindaco di Sossano ed oggi componente del Tab, analizza la situazione con la capacità di sintesi che gli deriva dalla lunga pratica di insegnante.
«Sono tre i motivi che stanno alla base del malcontento manifestato dai vari movimenti: la necessità di rispettare il Patto d’area, programmando insieme gli interventi per evitare uno sviluppo "a macchia di leopardo"; la mancanza di un reale bisogno di nuove fabbriche, in un contesto sociale che gode della piena occupazione e che non è pronto ad accogliere le masse di lavoratori che arriverebbero a seguito dello sviluppo industriale; la poca trasparenza con cui i vari sindaci hanno presentato i loro progetti: una chiusura che ha irritato i più ben disposti e indotto i maliziosi a pensare male».
L’azione dei comitati ha già ottenuto qualche risultato. Ad Orgiano il sindaco ha più che dimezzato la superficie dell’area destinata a zona industriale; e altri amministratori, incalzati dagli attivisti, si sono fatti più cauti.
«Anche dopo lo stralcio, l’area prevista per Orgiano è enorme rispetto alle esigenze - commenta Michela Mihich, attivista del comitato di quel comune - A questo punto dobbiamo sperare che la Regione non dia il via libera a questo e ad altri provvedimenti. La nostra prossima azione sarà indirizzata proprio verso Venezia, per far nascere anche nei palazzi della Regione quegli ideali di tutela del territorio che sono alla base dei nostri movimenti».
«C’è, da parte di tutti, la necessità di capire bene come stanno le cose - conclude Antonio Boraso - Per questo pensiamo di organizzare una serie di incontri con degli esperti che infondano in tutti, amministratori e attivisti, indispensabili nozioni di cultura ambientale».

 

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Ultimo aggiornamento: 08-08-03         Powered by Nuova Informatica