IL GIORNALE DI VICENZA - mercoledì 23 aprile 2003 cronaca
pag. 17
Allarme degli speleologi vicentini: quasi tutte le grotte sono state
trasformate in discariche
Sorgenti riempite d’immondizie
Inutilizzabile l’acqua che sgorga nelle zone carsiche
di Giancarlo Marzoetto
Il 2003 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite l'anno internazionale
dell'acqua dolce, il sangue della terra ed il bene primario per la vita su
questo nostro assetato pianeta. Negli ultimi 40 anni i consumi idrici sono
triplicati e per il prossimo trentennio è previsto il raddoppio del
fabbisogno. Nel 1960 la disponibilità d'acqua era di 17 mila metri cubi per
abitante della terra, mentre oggi è scesa ad appena settemila.
L’aumento della popolazione e dei consumi, gli sprechi, le variazioni
climatiche rendono sempre più drammatico il problema acqua; la ricerca di
nuovi approvvigionamenti è in cima alle preoccupazioni di governi ed
amministrazioni. E c’è chi, come nel Vicentino, acqua ne avrebbe in
abbondanza, ma non può usarla perchè ha riempito di immondizie le sorgenti,
come testimonia il poco edificante elenco che pubblichiamo qui a fianco.
L'Italia ha un buon patrimonio idrico, con una disponibilità di 70 metri
cubi per abitante, ma a causa della cattiva distribuzione e per gli sprechi,
i due terzi del paese convivono con i problemi di approvvigionamento. I
consumi del Bel Paese sono comunque tra i più alti dell'Europa con una media
pro-capite di circa 213 litri giornalieri. Gli italiani in assoluto sono i
maggiori consumatori al mondo di acqua minerale ed un terzo del paese è
privo di qualsiasi opera per il recupero e la depurazione delle acque
reflue.
L'acqua superficiale è la più facilmente aggredibile dagli agenti
inquinanti; ecco che dopo aver sondato il terreno a grandi profondità nella
ricerca di flussi freatici privi di contaminazioni chimiche e
batteriologiche, l'interesse è ora puntato sugli acquiferi carsici. In un
paese come l'Italia che per oltre il 30 per cento è formato di rocce
calcaree attraverso le quali scorre il 40 per cento del prezioso liquido, la
scommessa per il futuro è di enorme, vitale importanza. Una grande città
come Roma dipende quasi completamente dalle sorgenti carsiche. La sola
sorgente Peschiera garantisce all’Urbe circa 864 milioni di litri al giorno
di ottima acqua.
Una ricchezza quella idrica tutt'altro che inesauribile e sulla quale ognuno
è tenuto a dare un contributo fattivo per tutela e consevazione. "L'acqua
che berremo", questo lo slogan coniato dal movimento speleologico
internazionale che nella difesa della risorsa più preziosa per la vita umana
ha da tempo puntato la propria attenzione sugli acquiferi carsici.
Nel Nord Italia e nella nostra provincia viene captata l'acqua di falda
attingendo sempre più in profondità, sia per evitare gli inquinanti che per
cercare le falde più ricche, anche se i costi del sollevamento verso
l'esterno sono sempre più gravosi. Prelevare le acque direttamente dalle
viscere delle montagne è ormai una scelta obbligata. Ma se le viscere della
montgna sono piene di immondizie, non si può certo utilizzarla.
Ora, vista l'inadeguatezza del quadro normativo per la tutela del
territorio, gli speleologi, che hanno constatato di persona lo scempio,
escono allo scoperto per chiedere ai cittadini ed alle amministrazioni di
lavorare per tutelare le grotte veri forzieri di tesori idrici.
Intanto ha preso avvio il progetto di ricerca europeo Pascalis (Protocols
for the assessment and conservation of acquatic life in the subsurface) cui
prende parte anche l'Italia. Si tratta di uno studio delle acque
sotterranee, con l'individuazione degli endemismi e degli organismi stigobi
il cui ruolo nell'autodepurazione delle acque carsiche è ancora poco noto.
Positivo per la Provincia di Vicenza il fatto che il Rilievo lessineo
(grotte della Poscola e Buso della Rana) sia stato incluso tra i siti
ritenuti ottimali per la realizzazione del progetto continentale.
(g.m.) Grotte immondezzai, abbiamo visto. E ottima acqua inutilizzabile
proprio quando si va alla ricerca di nuove fonti per spegnere la sete che
cresce.
Nel Vicentino si salva solo Oliero, con le sue acque di altissima qualità;
le sue risorgive, le più copiose del Nord Italia sono solo parzialmente
utilizzate per il rifornimento dell'Altipiano. Per il resto è un triste
elenco, che coinvolge un po’ tutta la provincia, come emerge dal "libro
nero" stilato dagli speleologi dei gruppi grotte vicentini federati.
Si comincia dai colli Berici dalle sorgenti Scudellette che alimentavano
l'acquedotto di Barbarano e la sorgente Scandolaro per Lumignano,
abbandonate in quanto inquinate. Peggio è andata alla voragine Valmarana
utilizzata proprio con delibera comunale come discarica: ora i liquami che
filtrano nel fondo a 90 metri di profondità circolano liberamente per la
vallata di Sant'Agostino; anche la voragine di Monte Trodare sempre nel
comune di Altavilla e in Gogna (area geografica alle porte di Vicenza) ha
subito sorte analoga. E il discorso vale anche per la voragine Bedin, usata
come discarica.
Rimanendo nella zona dei Colli Berici troviamo la sorgente del Calto con la
voragine di Pozzolo di Villaga intasata di rifiuti; è un acquifero
particolare perchè alimentato da polje, depressioni che si comportano come
spugne: s’imbevono di acqua e poi la rilasciano. Si va avanti con la
Spruggia dei Cavani, la Voragine n. 1 di Ca' Manetto, la Voragine del
pericolo, la Voragine di villa Cicci, tutte utilizzate come discariche in
comune di Arcugnano.
Nei Lessini sono vietate all'uso potabile le acque del Rana e della Poscola
che escono dalle omonime cavità. Immondizie sono raccolte nella Voragine
degli Schiavi a Montecchio Maggiore; Grotta Irma di Isola; Voragine Spurgon
a Malo; Foiba Figarolo di Creazzo; Pozzo sotto Fornari a Valdagno e nella
Spurga Milani n. 1 di Monte di Malo.
Particolarmente delicata la situazione del Buso della Caldiera a Montebello,
collegata ad un polje, ed alla Grotta Valdimolino di Montecchio Maggiore,
cavità interessate ad una notevole circolazione idrica.
Nelle Bregonze e nelle colline che anticipano l'altipiano di Asiago si
segnalano la Grotta della Lora, il Covolo della Nogara e la Grotta San
Giorgio, tutte in Comune di Sarcedo ed accomunate dallo stessa triste sorte:
ingombre di immondizie trascinate all'interno come in uno sciacquone dal
torrente sotterraneo. Non fa differenza la Grotta d'Inverno a Caribollo Alto
di Marostica, stessa tipologia carsica.
Per l'altopiano di Asiago, una spugna che assorbe le acque meteoriche e le
rilascia nell'Oliero, l'elenco delle cavità inquinate inizia con il Brutto
Buso di Asiago (100 metri di profondità ma esplorabile per soli 15 a causa
delle immondizie); l'Abisso di Monte Sprunch sempre ad Asiago; Buso di
Busafonda a Gallio; Buso del Faganello a Lusiana e Buso della Bocchetta a
Conco.
Sintomatica la fine della Busa dei Tre Cantoni di Conco. La cavità di 160 m
di profondità è stata dapprima utilizzata come immondezzaio quindi con il
materiale refluo della cava di calcare attigua, è stata "tappata". Occhio
non vede... Sempre a Conco nel poco gratificante elenco sono inclusi anche
il Buso di Val Schiavina, il Pozzo della Nora e il Pozzo di Ca' Oneste. Ed è
solo la punta dell'iceberg, in quanto sull'Altopiano sono numerose le segnal
azioni di aggressioni ambientali alle grotte carsiche.
E siamo all'Altopiano di Tonezza che sul piano morfologico presenta forti
analogie con quello dei Sette Comuni. La difficile accessibilità di molte
cavità carsiche non è servita a preservarle dall'inquinamento.
La Voragine dei Masi ed il Pozzetto di contrà Bruchi a Tonezza rientrano in
questa tipologia e scendendo ad Arsiero il Pozzetto di Campomolon è stato
usate come pattumiera ma il record negativo spetta alla voragine presso il
Baito delle Fratte a Lastebasse, cavità scavata dall'acqua ma sino a che
profondità non è dato di sapere in quanto la grotta è satura di immondizie
di ogni genere