Il Nordest sorvolato di notte, dal Veronese al
Pordenonese, appare come una nebulosa con il suo massimo addensamento
nell'esagono con i vertici in Padova, Vicenza, Bassano del Grappa, Montebelluna,
Treviso e Mestre: colpisce gli occhi un indistinto luccichio, una capovolta via
Lattea, dove case e fabbriche si confondono.Qui la campagna è stata divorata dal
cemento, l'aria inquinata da traffico e ciminiere, il fragile agricolo reticolo
stradale è stato reso totalmente insufficiente a sostenere l'imponente traffico
di Tir ed auto. In una situazione dove gli uomini si ritrovano senza natura
(aggredita dall'onnivora espansione urbanistica industriale) e senza adeguata
viabilità, la qualità della vita non può che subire un inesorabile scadimento.
In una società, dominata dalla corsa all'illimitato arricchimento, il lavoro si
impossessa di gran parte del tempo di vita, a cui dobbiamo aggiungere il tempo
sperperato negli ingorghi stradali. L'asfalto, non solo inghiotte molte delle
nostre ore, ma spesso si porta via la vita dei veneti, soprattutto giovani.
La scarsa lungimiranza ha portato al saccheggio del territorio, togliendo al
paesaggio veneto, soprattutto nella fascia centrale, la sua dolcezza. Sono stati
obliterati gli alberi, le siepi, i prati, ingrigiti i tramonti e diradati i
bambini che un tempo infondevano serenità e godimento all'animo.
Adesso, i sostituti della natia identitaria natura perduta, dobbiamo andarli a
cercare lontano, in luoghi esotici: surrogati che ci lasciano l'amaro in bocca
perché non appartengono alla nostra quotidianità
Allo stesso tempo, il modello del Nordest è rimasto privo di braccia per
mandarlo avanti, in quanto, presi tra i denti del micidiale ingranaggio di una
crescita esasperata, anche i figli sono diventati un disturbo. Non avendo più
braccia autoctone per sostenere un sistema produttivo che si è espanso oltre
misura si è costretti a importare uomini (immigrati), che risultano utili in
fabbrica, ma sono mal tollerati nella società. L'altra soluzione che sta
avanzando per sconfiggere i fattori limitanti della crescita è quella di
insediare le nuove fabbriche nei paesi dell'Est europeo o in Estremo oriente.
Mentre tra la fine dell'Ottocento e la metà del Novecento le famiglie povere, ma
ricche di braccia, erano costrette a disperdere i propri figli per il mondo,
adesso un Nordest opulento, ma senza figli, porta le fabbriche su altre terre.
Il modello nordestino si è, quindi mangiato il verde, impadronito di una
frazione importante del nostro tempo di vita e contemporaneamente ha tolto la
voglia di fare figli.
Infatti, l'obiettivo dell'espansione economica senza limiti, ha spinto il
Nordest solamente verso la crescita che è aumento quantitativo su scala fisica,
evitando di perseguire lo sviluppo che è miglioramento qualitativo o
dispiegamento di potenzialità. Già, perché un'economia può crescere senza
svilupparsi, ma può anche svilupparsi senza crescere.
Soprattutto il Veneto, avendo perseguito la strada della crescita illimitata, si
ritrova gigante con i piedi d'argilla, perché rimasto con poca natura e pochi
figli. Cosicché, adesso, esso assomma le difficoltà caratteristiche del periodo
protoindustriale, quando il capitale umano era il fattore limitante, e quelle
della contemporaneità, con il capitale naturale che si configura sempre più come
nuovo fattore limitante.
In tale situazione il motore del "modello veneto" non poteva che imballarsi,
come è stato puntualmente rilevato dai sensori della Fondazione Nordest.
Abbiamo dimenticato la regola che quando la crescita delle dimensioni fisiche
dell'economia umana si spinge oltre la capacità di carico di un territorio
diventiamo tutti umanamente più poveri. Magari con il piacere di un gruzzolo di
denari in banca, ma con l'infelicità nell'anima.
Il Nordest, dopo decenni di prorompente crescita quantitativa, se vuol darsi un
futuro, deve cambiare rotta e imboccare la strada di un durevole sviluppo
qualitativo: puntare sulle nuove tecnologie a basso impatto ambientale, sul
riordino e risanamento del territorio, sul trasporto pubblico collettivo, su un
più alto livello di istruzione e su una maggiore equità sociale. Si tratta di un
percorso che va supportato dai valori portati dall'etica della Terra, per
ritornare a con-vivere dentro la comunità biotica del Nordest, dove l'uomo non
si senta più egoisticamente il pinnacolo della creazione.
Gianni Moriani
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