Sabato 21 Settembre 2002 Sede: Teatro
Berico – Barbarano (Vicenza)
Titolo del convegno: “IMMAGINIAMO
IL FUTURO DEI COLLI BERICI E DELLA PIANURA
CIRCOSTANTE”
“Immaginiamo il futuro
dei Colli Berici e della pianura circostante” è stato il tema di un vivace e
interessante convegno che si è tenuto sabato 21 settembre scorso presso il
Teatro Berico di Barbarano Vicentino.
Alla presenza
di una decina di sindaci, dell’on. Tredese, dei consiglieri regionali De
Boni e Fontana (quest’ultimo in veste di moderatore), ha aperto i lavori
Eugenio Gonzato, presidente del Gal “ Colli Berici Pianura vicentina”
promotore dell’incontro, con i rituali saluti e con l’esposizione delle
varie iniziative portate avanti in questi anni dal Gal attraverso la
realizzazione del Progetto Leader II per il rilancio culturale e turistico
del comprensorio dei Berici. Ha anche richiamato quelle che sono le attuali
minacce al territorio berico: le numerose attività estrattive in attività e
il proliferare delle aree industriali.
Il sindaco di
Barbarano Paolo Bogoni ha lamentato la mancanza di una politica di
pianificazione del territorio che sinora non ha permesso di affrontare in
modo unitario i problemi dell’Area Berica.
Il convegno è
entrato nel vivo con la relazione di Gianfranco Lazzarin, consulente di
progetti ambientali, il quale ha prefigurato l’adozione di un modello di
sviluppo sostenibile che offra qualità al vivere e che si attui tramite una
programmazione e una gestione delle complessità del futuro. In particolare
ha sottolineato la necessità di trovare punti di convergenza tra le esigenze
del cittadino, degli enti locali e degli imprenditori per l’adozione di un
piano integrato di sviluppo compatibile con le peculiarità dell’ambiente
berico.
Paolo Feltrin,
docente di scienza dell’amministrazione dell’università di Trieste, si è
invece soffermato sul rapporto tra opinione pubblica e conflitti
ambientali, prendendo spunto dal Piano regionale di sviluppo, di cui è
estensore per conto della Regione Veneto. Il relatore ha focalizzato
l’attenzione sulla dinamica conflittuale che riguarda il territorio
(concernenti le aree industriali, le discariche, gli impianti
termoconvettori, la viabilità e i trasporti) ed ha prospettato l’esigenza di
trovare un accordo tra Comuni, Provincia e Regione per risolvere le
emergenze in atto. Ha poi invitato gli amministratori a superare la visione
provinciale (intesa come confini territoriali) per ragionare nell’ottica di
una vasta area metropolitana veneta, comprendente i 582 Comuni, che si
faccia carico di ricentrare i nodi, che sinora sono stati rappresentati dai
capoluoghi di provincia, collocandoli nelle aree vicine ai principali
caselli autostradali . Ha inoltre suggerito di costruire in verticale per
risolvere il problema degli spazi e del consumo di territorio.
Il punto di
vista delle categorie economiche è stato espresso da Renzo Belcaro,
presidente della Federazione regionale dell’Api, che ha denunciato il
deterioramento della qualità della vita nell’Area Berica, a causa della
mancanza di pianificazione degli interventi. E a questo punto ha tirato in
ballo le responsabilità della Regione Veneto, che non ha saputo progettare e
guidare lo sviluppo in sinergia con le realtà locali. Ma non ha risparmiato
critiche nemmeno ai sindaci locali, colpevoli di ragionare in termini
individualistici e di perseguire principalmente gli interessi del proprio
Comune. Ha quindi puntato il dito contro il propagarsi delle aree
industriali autorizzate con troppa facilità e senza una effettiva necessità,
dato il fenomeno in atto della delocalizzazione delle imprese vicentine.
Queste ultime
affermazioni hanno suscitato l’intervento del consigliere regionale Fontana,
il quale ha dichiarato che la nuova legge urbanistica, collegata al Piano
regionale di sviluppo, prevede che nessuna area industriale in futuro sarà
approvata se non a livello intercomunale.
Il sindaco di
Noventa Carlo Alberto Formaggio ha ripercorso le tappe che hanno portato al
superamento dei campanilismi e alla realizzazione del Patto territoriale
dell’Area Berica che vede coinvolti 24 Comuni, le categorie economiche,
sindacali imprenditoriali e del credito, uniti nella sottoscrizione di un
protocollo d’intesa per lo sviluppo coordinato del territorio. Ed ha citato
due iniziative già avviate quali lo sportello unico tra 22 Comuni e il
progetto di animazione economica.
La tematica
ambientale è riemersa a proposito del caso Villaga. Mario Pagliarusco,
presidente del Comitato per la difesa di Villaga, ha reso noto il tentativo
di apertura di una miniera in località Riveselle di Toara per l’estrazione
di marna cementizia, in un’area già tutelata per legge. Contro questa
ennesima minaccia all’ambiente collinare hanno ricorso al Consiglio di Stato
il Comune di Villaga e il locale Comitato che, tra l’altro, ha anche
raccolto oltre tremila firme contro il progetto di escavazione. Inoltre il
Comitato si sta battendo contro la realizzazione di una vasta area
industriale di oltre 40 ettari, voluta dall’Amministrazione comunale di
Villaga e gestita da privati.
Massimo
Serafini, della segreteria nazionale di Legambiente, ha approfondito le
nuove gestioni del territorio, mentre Luciano Zerbaro, assessore
provinciale, ha sottolineato l’urgenza di gestire il territorio in forma
associata, con la Provincia che dovrebbe assumere un ruolo propositivo di
coordinamento su alcune tematiche fondamentali.
Paolo
Pellizzari, presidente del Consiglio provinciale e sindaco di Arcugnano, ha
individuato nel Piano di area dei Colli Berici, già elaborato ma fermo da
due anni in Regione, lo strumento per tutelare e promuovere il territorio
trasformando la risorsa ambientale in risorsa economica.
Anche Onorio
De Boni, consigliere regionale, nell’ammettere qualche colpa dei politici e
degli amministratori nel non aver fatto “gioco di squadra”, ha sostenuto la
priorità di recuperare il Piano d’area per salvaguardare i Berici dalle
attività estrattive.
Romeo Toffano,
dirigente della Regione Veneto, ha illustrato dieci iniziative per la
valorizzazione del comprensorio berico. Ha concluso i lavori Fontana
impegnandosi a rendere esecutivo il Piano d’area come primo traguardo per
una gestione comune della tematica ambientale.
Giuliano Gambin